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La #10YearsChallenge di Google: come si è evoluto l'algoritmo Google e la SEO

Francesco Pini,

La 10 Years Challenge di Google - come si è evoluto il motore di ricerca (e la SEO)

Se Google dovesse cogliere la "10 years challenge", recentemente lanciata da Facebook invitando le persone a pubblicare nei loro profili vecchie e nuove immagini a confronto, rimarresti sorpreso da quanto il motore di ricerca numero uno al mondo sia cambiato nel giro di una decina di anni, adattandosi al comportamento degli utenti e al modo in cui la struttura del web è cambiata (e sta cambiando!). Il mutamento del web infatti non si è limitato al visibile, a ciò che plasma in modo evidente l’esperienza di navigazione. Anche le logiche sotterranee della rete si sono trasformate, a partire da quelle che regolano la visibilità e la reperibilità dei contenuti, ovvero il SERP (Search Engine Results Page) e la SEO (Search Engine Optimization).

 

Scopri come conquistare la prima pagina di Google con i Topic Cluster!

 

Molto di ciò che oggi diamo per scontato solo due, cinque o dieci anni fa sarebbe sembrato fantascientifico. A fine anni Novanta Internet era uno spazio difficile da esplorare: servivano tempo e fatica per trovare ciò che ci interessava, e non solo perché le pagine si caricavano lentamente ma perché mancavano gli strumenti di orientamento e quelli di ricerca erano primordiali. Attraversato dai cambiamenti, il Web ha però una sua costante. Essere trovati, fin dagli albori del WWW e oggi più che mai, è la premessa del successo per qualsiasi azienda; e oggi, per essere invisibili, basta trovarsi sulla seconda pagina di Google. Comprendendo i meccanismi alla base della trasformazione di Google, capirai anche come strutturare i tuoi contenuti per conquistare il suo algoritmo e arrivare in prima pagina.

L’importanza di Google nella vita dei marketer

Google Search elabora circa 40.000 richiesta al secondo, in media, il che si traduce in un volume giornaliero di richieste superiore a 3,5 miliardi e in un volume annuo di 1.200 miliardi. Il modo in cui le ricerche Web sono cambiate ha un incredibile impatto sul posizionamento e sulla visibilità delle aziende in Rete. Comprendere questa evoluzione, quindi, è tutt’altro che una curiosità spicciola: dev’essere il punto di partenza per la tua strategia di Content Marketing. Fare SEO nel modo giusto significa lavorare nell’interesse dell’utente, perché il motore di ricerca opera con l’obiettivo primario di trovare risultati rilevanti, pertinenti, di qualità: in una parola, l'utente potrà trovare il tuo aiuto in un batter d'occhio.

I più importanti cambiamenti nell'algoritmo di Google negli ultimi 10 anni

Ti faccio un breve recap: nel 1996 Sergey Brin e Larry Page, allora studenti all’Università di Stanford, presentavano Backrub: un programma che permetteva di cercare e presentare in una schermata i contenuti legati a certe parole. Il Web iniziava a popolarsi ed era per molti un luogo confuso e dispersivo, in cui era difficile trovare ciò che si cercava: da qui l’idea di assegnare un punteggio e creare una “classifica” di importanza delle pagine Web. L’algoritmo alla base di Backrub determinava il ranking sulla base del numero di link in ingresso sul sito, provenienti da altri siti. In sostanza, chi era più citato otteneva maggiore visibilità.

Basta ancora, al giorno d’oggi? Purtroppo o per fortuna, non basta affatto. Negli anni, il conteggio dei link entranti si è sovrapposto ad altri criteri: la valutazione della qualità dei contenuti, la local search, la multimedialità (con l’aggiunta di immagini e video), il posizionamento sui social (con l’avvento di Google+, Facebook, Twitter), il mobile e, più recentemente, una nuova impostazione “semantica”, che guarda al significato delle ricerche e non soltanto alla forma delle query.

Eccoci arrivati alla nostra "10 years challenge"! Scopriamo insieme quali sono stati i principali cambiamenti nell'algoritmo di Google negli ultimi 10 anni:

  • 2009 - L'era dei Social Network

L’affermazione dei social network spinse Google a integrare in Search risultati aggiornati di Twitter, dal 2009, e in seguito anche da Facebook. Un po’ come i backlink, anche la popolarità social (il seguito, le interazioni, i “like”) è un segnale di autorevolezza e rilevanza premiato dall’algoritmo.

  • 2011 - Google Panda

Nel 2011 un nuovo aggiornamento, battezzato Panda, si abbatté come una scure sui siti sovrappopolati da eccessiva pubblicità, costruiti con il copia e incolla e poveri di sostanza. Non pochi: circa il 12% dei risultati di ricerca fu colpito da questo cambiamento. Con successivi update, Panda imparò anche a favorire i siti aggiornati con maggior frequenza.

  • 2012 - Google Penguin e il Knowledge Graph

Un altro animale diede il nome all’algoritmo introdotto nel 2012, Penguin, che si sovrapponeva a quello principale (Panda) per apportare miglioramenti nell’indicizzazione e gestione delle pagine. E si cominciava anche a penalizzare le pagine riempite fino all’inverosimile di keyword. Seconda novità dell’anno fu il Knowledge Graph: un riquadro visualizzato nella pagina Serp, contenente un riassunto delle informazioni salienti sulla persona, sul luogo, sull’evento o tema oggetto della query, ed eventualmente immagini, locandine di film, copertine di libri e altro a corredo. Lo troviamo ancora oggi, a seconda del tipo di ricerca eseguito, posizionato nella parte destra dello schermo.

  • 2015 - Google RankBrain e la "Mobilegedonn"

Il 2015 fu un nuovo spartiacque: esordiva un algoritmo basato sul machine learning, in grado di apprendere e migliorare progressivamente nel tempo. Con RankBrain, questo il nome, si è cominciato a contestualizzare le query. Da allora Search associa ricerche eseguite in passato dall’utente ad altre ricerche popolari online, a keyword e a frasi, e su tale base individua risultati rilevanti. Altra batosta, ma anche opportunità per le logiche di SEO, nello stesso anno arrivò con Mobilegeddon (così battezzato dagli addetti ai lavori): un aggiornamento dell’algoritmo che favorisce i siti ottimizzati per dispositivi mobili.

  • 2016 - Risultati a pagamento

L’approccio “mobile friendly” determinò, nel 2016, lo spostamento dei risultati sponsorizzati nella Serp: non più destinati all’area a destra in alto della schermata ma posti direttamente sotto alla barra di ricerca, in vetta, distinguibili dai risultati organici per il bollino “Ads” (in Italia “Ann.”). Un trasloco non certo infelice per gli inserzionisti di Adwords, e dettato da criteri di usabilità sugli schermi del telefoni. Ovvero non costringere gli utenti a scomode manovre di scrolling laterale.

I Topic Cluster, l’ultima grande rivoluzione per Google e per la SEO

Tutte queste svolte non bastavano alle ambizioni di Google. La missione principe, quella di produrre risultati rilevanti per chi interroga Search, aveva bisogno di un approccio nuovo. Lo scopo ultimo è quello di presentare i migliori risultati all'utente attraverso interpretazione dei contenuti delle pagine web e delle connessioni che legano tra loro gli argomenti trattati. Per questo motivo, oggi, i marketing specialist che si preoccupano della SEO dei loro contenuti, devono prima di tutto occuparsi di strutturare il loro sito nella maniera corretta. Come? Con i Topic Cluster!

I Topic Cluster sono un tipo di organizzazione dei contenuti basato non semplicemente sull'uso parole chiave, che sta alla base della SEO, ma su un'organizzazione semantica dei contenuti, cioè sull'utilizzo di un argomento centrale collegato ai sottoargomenti relativi tramite link interni. L’algoritmo di Google premierà i siti strutturati con questa logica, perché riconosce l'autorità delle pagine che ricevono il numero maggiore di link e che sono collegate tra di loro tramite le giuste Keyword correlate.

Come assecondare questo sistema? Per creare un Topic Cluster è necessario ricondurre i contenuti che trattano un dato argomento, da angolazioni diverse, a un’unica pagina “pilastro” (pillar page) che contiene link ai suoi sottoargomenti, che a loro volta rimandano a tale pagina. I link interni acquisiscono una particolare importanza, perché stimolano il percorso di lettura da parte di Google e , dal lato utente, l’apertura di nuove pagine e quindi più tempo passato sul sito, purché siano organizzati gerarchicamente: devono rimandare sempre alla pagina pilastro, anziché creare delle ragnatele senza centro.

Non inseguire Google senza una bussola…

Nella sua “10 years challenge”, bisogna ammetterlo, Google è invecchiato proprio bene! Nato come scommessa di due studenti universitari, Google Search è diventato la gallina dalle uova d’oro di un gruppo che oggi fattura quasi 40 miliardi di dollari a trimestre. Ma soprattutto Google è ormai l’oracolo di ogni domanda e necessità, in ogni momento della giornata. Farlo diventare il tuo miglior biglietto da visita e il tuo più visibile cartellone pubblicitario è però un altro paio di maniche: insomma, la visibilità va guadagnata con le giuste tattiche di Content Marketing.

Considerando che ogni anno, dalla sua nascita a oggi, l’algoritmo di ricerca è stato ritoccato tra le 500 e le 600 volte, è certo che continuerà a trasformarsi finché avrà vita. E continuerà a condizionare pesantemente il lavoro di chi si occupa di Content Marketing e cerca di posizionare i contenuti del sito web in prima pagina. Come hai visto, l'ultimo aggiornamento di Google premia la ricerca su base "semantica": non basta più utilizzare soltanto le Keyword, è importante strutturare il sito in base ai Topic Cluster. Nel nostro eBook gratuito "Fare Content Marketing con i Topic Cluster" troverai tutte le indicazioni per farlo e non dovrai nemmeno cercarlo su Google, ma ti basterà un click qui sotto!

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