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I vantaggi dell'elasticità del cloud grazie all'utilizzo di container

Davide Costanza,

I vantaggi dell'elasticità del cloud grazie all'utilizzo di container

Uno dei principali motivi per cui l'IT si sta volgendo verso il cloud è l'elasticità.

Elasticità significa passare da un modello di deployment basato su alcuni server bene individuati, con un ben preciso set di risorse associate a ciascuno di essi, a un modello in cui i server sono anonimi e intercambiabili e offrono una nuvola di risorse distribuite: il cloud, appunto.

Adottando una terminologia che è diventata popolare in questi ultimi anni, ciò significa passare dall'uso dei server in modalità "pet" (ciascun server possiede un ben precisa identità e caratteristiche) all'uso in modalità "cattle" (i server sono anonimi e intercambiabili).

 

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I vantaggi dell'elasticità del cloud

L'elasticità è apprezzata dal mondo IT in quando permette di scalare dinamicamente e in modo adattivo le applicazioni o i singoli componenti dell'applicazione. In particolare, offre due vantaggi fondamentali:

  • migliorare la gestione dei picchi di carico, per affrontare, ad esempio, le richieste che arrivano alle applicazioni durante il Black Friday, il periodo pre-natalizio o una finale di coppa;
  • sfruttare un modello pay-per-use, ovvero aumentare le risorse computazionali -e i costi- solo quando è necessario, riducendole quando il carico applicativo torna a essere nella norma.

Openshift è un PaaS (Platform as a Service) che permette di spostare l'elasticità dalle VM (livello a cui agiscono gli IaaS - Infrastructure as a Service) ai container.

Ciò significa spostare l'enfasi dalle macchine virtuali (i "cattle" che davano potenza al cloud di prima generazione) ai container, un concetto nuovo che già da qualche anno sta rivoluzionando il modo di gestire le risorse in cloud. 

Perché passare dalle macchine virtuali ai container? 

I vantaggi del passaggio ai container

Il mondo IT sta effettuando questo passaggio per diversi motivi:

  • la "densità" dei server. Se le macchine virtuali permettono di gestire l'hardware in modo migliore creando sopra di esso un layer di macchine virtuali (quindi aumentando il numero di server che sfruttano le risorse fisiche), i container permettono di incrementare ulteriormente la granularità dei server. I container possono infatti essere istanziati all'interno dei sistemi operativi delle macchine virtuali o direttamente sul sistema operativo della macchina fisica;
  • l'efficienza intrinseca dei container. I container permettono di creare dei server leggeri: più container condividono lo stesso sistema operativo, pertanto richiedono meno memoria e meno risorse per girare rispetto alle macchine virtuali, ciascuna delle quali necessita invece di un sistema operativo;
  • la portabilità dei container. Un container permette di trasportare un'applicazione insieme a tutte le sue dipendenze di sistema e costituisce quindi un pacchetto che può essere spostato da un sistema host all'altro senza richiedere particolari configurazioni a livello sistemistico.

Un ulteriore e decisivo vantaggio del nuovo approccio consiste nel passare dai cosiddetti server mutabili (VM) a dei server potenzialmente immutabili (container). Una macchina virtuale viene tipicamente gestita come un server fisico, pertanto lo stato della macchina viene manipolato manualmente come avveniva nel caso dei server fisici. Un container, invece, viene istanziato a partire da una "immagine", la quale a sua volta viene creata a partire da un "codice". Pertanto lo stato interno del container è completamente specificabile da codice, specie se si sfruttano le caratteristiche offerte da runtime evoluti quali Docker, il quale permette di relegare tutto lo stato mutabile dei container (lo stato applicativo) a dei volumi "esternalizzati" sullo storage.

Da server mutabili a potenzialmente immutabili

I vantaggi dei server immutabili sono notevoli:

  • un server immutabile si trova sempre in uno stato noto, perché viene sempre costruito da zero, a partire da un codice. Modificare il container significa modificare il codice, ricostruire l'immagine e re-istanziare il container. Quindi, esattamente come per le applicazioni non si adotta (più) la strategia di modificare i binari direttamente in produzione ma si modifica il codice sorgente e si porta in produzione l'artifact ricavato da esso, allo stesso modo viene fatto per l'ambiente di esecuzione che incapsula le applicazioni;
  • le applicazioni, insieme al loro ambiente di esecuzione, vengono completamente descritte mediante codice sorgente. In produzione viene portata l'applicazione all'interno di un container: insieme formano un pacchetto immutabile e perfettamente tracciabile;
  • i server immutabili permettono un elevato livello di automazione.

Più automazione, più rapidità

Container | Più automazione, più rapidità

Sfruttando i vantaggi garantiti dai container è possibile accorciare i cicli di rilascio, dato che il passaggio in produzione viene molto facilitato:

  • è possibile deployare facilmente e in modo automatico nuove feature. La velocità di aggiornamento delle applicazioni può aumentare considerevolmente, andando così incontro alle esigenze del business;
  • è possibile effettuare rapidamente il rollback a versioni precedenti dell'applicazione (e del suo ambiente di runtime), dato che tutto lo stato viene tracciato in modo preciso.

Red Hat OpenShift è una piattaforma PaaS per applicazioni cloud che automatizza l’hosting, la configurazione, l’implementazione e l’amministrazione degli stack di applicazioni in un ambiente cloud flessibile. 

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