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Red Blog

L'Italia è ottava al mondo nel cloud computing

Laura Pisano,

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In un nuovo studio di vasta portata realizzato da BSA | The Software Alliance e volto a valutare le politiche dei singoli stati nel mondo in ambito cloud, l’Italia si situa all’ottavo posto fra le 24 nazioni principali a livello economico; ciò significa che ha guadagnato due posizioni rispetto alla precedente edizione della medesima ricerca, che risale al 2013. Un buon segno: significa che le norme e i regolamenti nel nostro Paese incoraggiano lo sviluppo dell’innovazione nel campo del cloud.

 

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In particolare, gli analisti internazionali hanno apprezzato che la normativa italiana a tutela diritto d’autore offra valide protezioni giuridiche dal cybercrime anche alle applicazioni ecommerce e cloud, aderisca agli standard internazionali sull’interoperabilità e preveda al proprio interno l’impiego della firma digitale, che il Regolamento di AGCOM per la tutela del diritto d'autore online (in vigore dal 2014) abbia introdotto il principio del notice and takedown di eventuali contenuti pirata, che il Governo abbia varato la Strategia per la banda ultralarga (marzo 2015) in ottemperanza all’Agenda Digitale della Commissione Europea.

Il 2016 BSA Global Cloud Computing Scorecard classifica infatti la predisposizione allo sviluppo del cloud computing delle 24 nazioni che insieme ammontano all’80% del mercato mondiale dell’IT. Nello studio, vengono analizzati i punti di forza e di debolezza di ciascuna nazione in sette aree chiave a livello policy: privacy dei dati, sicurezza, contrasto al cyber crime, tutela alla proprietà intellettuale, supporto agli standard di settore e all’armonizzazione sovranazionale delle legislazioni, promozione del libero scambio e miglioramento delle infrastrutture.

La peculiarità del cloud computing è quella di offrire a chiunque – da un governo a una piccola impresa, da una start-up al singolo consumatore – la possibilità di accedere alle tecnologie più avanzate agevolmente, rapidamente e a costi accessibili, nella forma di servizi che, quindi, aprono la porta a potenzialità di connessione, produttività e competitività.

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I risultati dell’edizione 2016 dello studio evidenziano che quasi tutte le nazioni analizzate hanno milgiorato significativamente rispetto alla precedente analisi del 2013, anche se si è modificata la distribuzione fra nazioni che hanno conseguito forti piuttosto che medi o bassi miglioramenti: le nazioni protagoniste di un medio avanzamento si sono perlopiù assestate su situazioni stagnanti, mentre quelle dai miglioramenti più elevati continuano a migliorare ulteriormente le proprie politiche.

In termini di classifica delle nazioni più “cloud-virtuose”, la “top five” comprende Giappone, Stati Uniti, Germania, Canada (cresciuto di cinque posizioni rispetto al 2013) e Francia, ma la nazione che ha realizzato l’avanzamento più stupefacente in termini relativi è stata il Sudafrica (che è salito di ben sei posizioni).

In particolare, tre dei Paesi trainanti in classifica – Thailandia, Brasile e Vietnam – continuano a dar vita a miglioramenti significativi e consistenti e stanno riducendo il proprio divario con le nazioni della fascia intermedia. I principali mercati mondiali dell’IT sono rimasti sostanzialmente stabili con miglioramenti marginali.


Naturalmente, sono emerse pure tendenze negative: ad esempio, esistono Paesi che non stanno promuovendo politiche di libero scambio o di armonizzazione delle politiche del cloud computing. In particolare, Russia e Cina hanno imposto nuove politiche che ostacoleranno il cloud computing, limitando la possibilità dei fornitori di servizi cloud computing di far transitare agevolmente i dati attraverso i confini nazionali.

La classifica completa delle 24 nazioni analizzate, con tutti i risultati dettagliati, è disponibile presso www.bsa.org/cloudscorecard.


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