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Red Blog

Red Hat Openstack vs VMWare vSphere: quali sono le principali differenze?

Laura Pisano,

 

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Dall’avvento del computer all’interno dell’organizzazione aziendale ad oggi, di cose cambiate ce ne sono davvero tante.

Prima le applicazioni giravano su tecnologie bare metal quindi, a mano a mano che l’azienda cresceva, anche il gestionale e la macchina (RAM, CPU e spazio disco) dovevano crescere.

Tra la fine degli anni ‘90 e il 2000, siamo passati alle tecnologie di virtualizzazione che andavano a condensare l’hardware e, grazie ad uno strato di hypervisor (controllo del lato strutturale e del sistema operativo), era possibile costruire le macchine virtuali. Chi ha sentito giovamento di questo tipo di operazione sono stati soprattutto i sistemisti.

Col tempo, si è poi passati al Cloud. Di questo cambiamento, invece, a giovarne è tutta l’azienda.

Tra le varie piattaforme presenti sul mercato per utilizzare risorse in Cloud, vi è la Red Hat Openstack, alla quale noi stessi di Extra Red ci siamo affidati. Oggi, vi parlerò delle 4 principali differenze tra Openstack (Cloud) e vSphere (Virtualizzazione).


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OpenStack VS vSphereOpenstack VS VMWare

1. VM/ISTANZE

Con la virtualizzazione, le istanze sono di dimensioni medio/grandi persistenti, mentre nel caso di Red Hat Openstack Platform le mie istanze sono effimere. Ciò significa che girerà solo il sistema operativo, mentre i dati della mia applicazione (es. Pentaho) saranno garantiti da uno storage persistente (di nome CINDER), che è esterno alla macchina.

Vi faccio l’esempio di Amazon, per farvi capire meglio: se andate su Amazon, è possibile acquistare la macchina, l’istanza che ha un determinato costo. Tuttavia, l’azienda di avverte che, nel caso in cui tu fermi (/termini) la macchina, i dati che sono contenuti al suo interno vengono distrutti. Su Amazon, quindi, se vuoi avere dati persistenti, che persistono nel lungo tempo, ti devi comprare una parte di storage (che si chiamano Elastic Block Store in Amazon e che, invece, si chiamano CINDER in OpenStack).

 

2. CICLO VITA

Il ciclo di vita delle macchine virtuali può essere altissimo. Ad un’azienda, per esempio, un dato di sei anni fa potrebbe servire anche adesso; di conseguenza, l’azienda che utilizza la macchina virtuale deve garantire un ciclo di vita di quella macchina lungo anni, perché il dato deve sempre essere attivo; con la Red Hat Openstack Platform le istanze, invece, possono girare anche solo dei giorni o addirittura delle ore. Vi faccio un esempio pratico: ci potrebbe essere uno sviluppatore che ha bisogno di fare un test su un’applicazione che ha girato, quindi accende la macchina, fa il test, la spegne e la macchina si distrugge. Il dato in questo caso non è persistente, ma la persistenza del dato ce l’ho su uno storage che è esterno alla macchina.

 

3. CRESCITA VM

La crescita delle macchine virtuali è di tipo verticale: ho una macchina che per il momento ha bisogno di 8 GB di ram, se sopra ci aggiungo la mia app che ha bisogno di altro storage, vado a far crescere lo storage della mia macchina virtuale a strati. Con Red Hat OpenStack, invece, la crescita è tipo orizzontale: alla base ho lo storage persistente e la mia risorsa computazionale mi cresce in maniera orizzontale. Un esempio chiaro è il caso dell’eCommerce. Di norma, ho uno storage persistente del mio ecommerce ed un’istanza che garantisce l’accesso a 1000 utenti, ma il giorno del black friday i miei utenti aumentano e diventano 3000. Grazie al Cloud con OpenStack, lo storage persistente rimane lo stesso, ma a fianco alla macchina esistente ne metto altre in modo che l’utente non subisca conseguenze negative nella sua esperienza d’acquisto. Lo stesso vale per lo streaming: Netflix non riuscirebbe a garantire sempre un servizio in streaming di così alta qualità, se non avesse dietro le tecnologie innovative nel mondo del cloud che effettivamente ha.

 

4. FAULT TOLERANCE

Le differenze tra la virtualizzazione e la Red Hat Openstack platform emergono anche nella fault tolerance, vale a dire nella capacità di un sistema di non subire avarie (cioè interruzioni di servizio) anche in presenza di guasti. La tolleranza ai guasti è uno degli aspetti che costituiscono l'affidabilità, e questa nella macchina virtuale è legata all’infrastruttura, mentre su RH Openstack l’istanza è elastica.

 

Con OpenStack, quindi, l'efficienza aumenta e le difficoltà diminuiscono. Si potrebbe vedere il progetto Open Source come un'evoluzione della virtualizzazione, per cui come un miglioramento per l'infrastruttura IT.

Tuttavia, nel paragone Red Hat OpenStack VS VMWare vSphere, immergendoci negli approfondimenti tecnici, potrebbero esserci alcuni dettagli utili a rendere favorevoli entrambe le 2 piattaforme. Se vuoi approfondire la comprensione ed il confronto tra le due soluzioni, ti suggerisco di scriverci e prenotare una Discovery Session gratuita.

 

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