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Smart Blog

5 colossi del business che si sono evoluti grazie ai Big Data

Davide Avella,

 

Business cresciuti grazie ai Big Data

Il problema non è trovarli, perché in realtà ne siamo letteralmente sommersi. Il problema, semmai, è imparare a capirli. I dati sono ovunque e non è più un mistero  che sono diventate potenze mondiali sono quelle che sono riuscite a utilizzarli a proprio vantaggio. I nomi di Google, Amazon, Apple e Facebook, per citare soltanto i più noti, dovrebbero dirti qualcosa...  Ma la consapevolezza si sta diffondendo anche tra chi non è un colosso: già tre anni fa, uno studio di Accenture evidenziava come le imprese con progetti sui Big Data in corso fossero soddisfatte dei risultati nel 92% dei casi, e come l'89% dei dirigenti considerasse i dati “molto importanti” o “estremamente importanti” per la propria azienda. In Italia, secondo l'Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence del Politecnico di Milano, lo scorso anno sono stati investiti 1,1 miliardi di euro per acquistare soluzioni di analytics dei big data, tra software, servizi e infrastrutture abilitanti (capacità di calcolo, server e storage), con un incremento del 22% rispetto al 2016.

 

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Se queste percentuali ti sembrano troppo teoriche, lascia che a parlare siano le testimonianze di chi dai Big Data ha già ottenuto benefici tangibili: tagli di costi, incrementi nell'efficienza, nuovi clienti e, in sintesi, un bel po' di terreno guadagnato a discapito della concorrenza. 

Il navigatore "stellare" di Ups

UPS navigatore Orion

Fondata nel 1907, Ups è la più grande società di trasporto pacchi e spedizioni al mondo: ogni giorno esegue oltre 19 milioni di consegne verso 8,8 milioni di clienti, servendosi di più di centomila veicoli. Su numeri come questi, anche la più piccola ottimizzazione si traduce in risparmi macroscopici. Se, per esempio, ogni giorno ciascun suo guidatore percorresse un miglio in meno, arrivando prima a destinazione e riducendo i consumi di benzina, alla fine dell'anno Ups avrebbe risparmiato 50 milioni di dollari. Ma perché usare il condizionale? È già successo! Grazie a un sistema di navigazione integrato che Ups sta sperimentando dal 2016 (dopo aver lavorato al suo algoritmo per diversi anni), la società è riuscita a ridurre di circa 100 milioni di miglia la somma dei tragitti compiuti in 365 giorni dai soli fattorini del Nord America. Il sistema si chiama come una costellazione, Orion, acronimo di On-Road Integrated Optimization and Navigation, ed è molto più di un navigatore. È il risultato della raccolta e dell'analisi di oltre 250 milioni di fonti di dati: tramite i Gps di bordo e i sensori montati sui veicoli, Orion analizza non soltanto i tragitti ma anche velocità, prestazioni del motore, consumi di carburante, e persino alcune statistiche di guida, quali il numero delle soste, le inversioni a “U” e via dicendo. Gli algoritmi di analytics consentono di ottimizzare gli itinerari, riducendo così la distanza percorsa e i tempi di consegna, i consumi di carburante e l'usura dei veicoli. E non finisce qui: si possono cogliere segnali di possibili problemi in arrivo ed effettuare manutenzione predittiva, evitando guasti, ritardi e lamentele dei clienti. Da qualche mese Ups sta estendendo l'impiego di Orion a un maggior numero di veicoli e progetta di applicare questo sistema anche alla propria flotta di duemila aerei.

Starbucks non si perde in un bicchiere di... caffè!

Starbucks migliora la customer experience

In Italia c'è chi ama l'espresso ristretto, chi quello lungo, chi un bel macchiato, con o senza zucchero. Per i clienti dei 25.000 locali Starbucks in giro per il mondo, invece, il chicco tostato si declina in una quantità incredibile di varianti. La catena propone quasi cinquanta varianti di caffè caldi o freddi e venti diverse versioni del suo famoso Frappuccino, senza poi contare i tè, i frullati e l'ampia varietà di cibi. Considerando anche le variabili di taglia, zucchero e aromatizzazioni, si arriva a 87.000 diverse combinazioni! Per capire che cosa mettere nel menù e come personalizzare l'offerta di ciascun locale, Starbucks ha scelto di affidarsi a particolari “consulenti”: i suoi coffee lover. Oltre 17 milioni di clienti stanno usando regolarmente l'applicazione per smartphone, specie negli Stati Uniti, dove circa un quarto del valore degli acquisti è veicolato da pagamenti via mobile. L'app è utile al cliente per ordinare saltando la fila in cassa, pagare, raccogliere punti fedeltà e ricevere promozioni personalizzate, mentre per Starbucks è una preziosa “antenna” sul mercato. Quando qualcuno varca la soglia di una caffetteria per la prima volta, il barista può identificarlo grazie al dispositivo mobile di cui è dotato e che funziona anche da Pos per i pagamenti: può, quindi, suggerire combinazioni o nuovi prodotti perché conosce i gusti di quella persona. Gli fa da spalla il software integrato nel Pos, i cui algoritmi di intelligenza artificiale producono suggerimenti personalizzati in base al cliente, alla location, al giorno della settimana e all'orario. La quantità di dati raccolta dall'app è ancora superiore per gli iscritti al programma fedeltà, che permettono a Starbucks di conoscere la loro data di nascita e la frequenza con cui bazzicano le caffetterie.

McLaren scende in pista con una marcia in più

McLaren e progettazione continuaCon i Big Data si può anche sfrecciare sulla pista della Formula Uno. Sono quindici anni che McLaren Racing Limited raccoglie informazioni sulle prestazioni in pista delle sue monoposto e di campionato in campionato l'opera si è ampliata sempre di più: oggi le tecnologie di database in-memory usate dalla squadra analizzano in tempo reale circa 10 gigabyte di dati per macchina in ciascuna gara. I dati prodotti dai quasi duecento sensori presenti sull'automobile vengono trasferiti ai server della scuderia e da qui al McLaren Technology Centre, ubicato a una cinquantina di chilometri da Londra. Il pilota fa ancora la differenza, ma la strategia di gara viene decisa dalla squadra di ingegneri e meccanici in base ai dati. “Oggi non si può prescindere dagli analytics per correre in un gran premio”, assicura Sam Michael, ingegnere del team McLaren Mercedes e direttore sportivo della scuderia. Nel corso del campionato la società sportiva esegue milioni di simulazioni di gara, preziose per ottimizzare i settaggi delle vetture a seconda delle prestazioni del motore, dello stile di guida del pilota, delle condizioni del meteo o delle caratteristiche del tracciato. Ed è grazie agli analytics che si può fare progettazione continua, modificando la monoposto al punto da trasformarla, a fine campionato, in una macchina diversa per l'80% delle caratteristiche da quella di inizio stagione.

 

Con Netflix la TV generalista è un pallido ricordoCon Netflix la TV generalista è un lontano ricordo

I servizi di video streaming ci hanno travolto con una valanga di film e serie Tv di ogni genere. Manca forse una sola cosa: il tempo per vederle tutte. Bisogna selezionare, ma l'eccessiva abbondanza di scelta può creare disorientamento, e diventa quindi indispensabile fornire al cliente dei suggerimenti. Per Netflix capire che cosa piaccia esattamente ai suoi 130 milioni di iscritti è fondamentale sia per trattenerli online il più a lungo possibile, sia per evitare che disdicano l'abbonamento, migrando magari verso un servizio concorrente. Da diversi anni, quindi, ha scelto di sfruttare gli algoritmi di intelligenza artificiale per analizzare le visualizzazioni e le ricerche eseguite sul sito e sull’app, e su questa base fornire raccomandazioni personalizzate. Fin qui nulla di nuovo, perché si tratta di una funzione presente ormai su siti di ogni genere, in particolare su quelli di e-commerce. Ma balza subito all'occhio l'efficacia: gli algoritmi di Nextflix sono talmente sofisticati e funzionano talmente bene che le raccomandazioni personalizzate determinano circa l'80% delle scelte di visualizzazione e hanno permesso di ridurre il tasso di abbandono dei clienti. In poche parole, l'intelligenza artificiale ha permesso di evitare la perdita di circa un miliardo di guadagni all'anno. Con gli analytics, inoltre, Netflix riesce a individuare nicchie di utenti interessati a specifici generi, attori e filoni tematici, a cui proporre contenuti e advertising estremamente mirati.

La felicità dei passeggeri spicca il volo con British AirwaysBritish Airways e customer care

Le compagnie aeree godono di una posizione privilegiata per accedere a informazioni su chi vola con loro: anagrafiche, livelli di spesa, cronologie sui motori di ricerca interni al sito, città di partenza, destinazioni, numero di bagagli, accompagnatori, preferenze alimentari, acquisti al duty-free, noleggio auto e molto altro ancora. Non tutti i carrier, però, hanno capito come osservare e correlare fra di loro questi dati. Ma British Airways sì: la compagnia incrocia le informazioni del proprio programma fedeltà ad altre provenienti dalla navigazione Web, ricavandone degli identikit piuttosto dettagliati di ciascun utente. Su questa base, poi, personalizza i premi della raccolta punti e le promozioni. Grazie ai dati si prende anche cura dei passeggeri in cabina, perché il personale di volo viene allertato via messaggio sulla presenza di persone che richiedono particolari attenzioni o spiegazioni, magari perché clienti affezionati o perché accomodati in business class per la prima volta. Più voleranno comodi e felici, più se ne ricorderanno la prossima volta che prenoteranno un volo.

 

Dalle piste di Formula Uno alle strade d'America, dalle cabine d'aereo alle caffetterie, i dati viaggiano ormai in mille direzioni.  A fare la differenza, in queste cinque storie a lieto fine, non sono i dati in sé, ma il modo in cui le aziende li inglobano nel proprio modello di business per fidelizzare la clientela, lanciare nuovi servizi o migliorare quelli esistenti. Ora è arrivato il momento di capire, nel concreto, come cavalcare quest'onda: ti basterà scaricare il nostro eBook gratuito “Innovare e far crescere l'azienda grazie ai Big Data”, cliccando sul pulsante qui sotto!

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