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Smart Blog

Davide Avella

Davide Avella

Graduated masterful in “Business and Public Communication” at the University of Salerno, he is earning a master in "Big Data and Social Mining" at the University of Pisa.

Le tendenze della Business Intelligence per il 2019

Davide Avella,

Quali sono le nuove tendenze per la Business Intelligence del 2019 che bisogna proprio conoscere? Di sicuro conosciamo quelle che nel corso del 2018 hanno profondamente segnato l’assetto tecnologico aziendale, il business making e il marketing operativo, ridisegnando un nuovo profilo nello skyline dell’economia digitale.

Veniamo al punto. Il grande focus della Business Intelligence 2018: Big Data. Obiettivi: riuscire a domare l’enorme flusso costante di dati grezzi ed eterogenei generati da Internet, applicazioni connesse, Internet delle cose, social network, transazioni bancarie ecc. Insomma, da qualsiasi azione che ogni giorno compiamo senza accorgerci neanche che stiamo generando dati e informazioni. Informazione che sono estremamente preziose per le aziende.

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Business Intelligence e Supply Chain: come evitare le rotture di stock

Davide Avella,

L'organizzazione non può lasciare il minimo spazio all'improvvisazione. Specialmente quando parliamo di gestione delle scorte di magazzino. In un processo produttivo e logistico servirebbero ben più di due occhi per tenere sotto controllo tutte le componenti della supply chain. E forse non basterebbero neppure quelli!

D'altronde il contesto in cui i gestori del retail si trovano a lavorare è profondamente cambiato nel giro di pochi anni. Il mercato è bombardato da dati e informazioni che arrivano da fonti molto diverse tra loro, e la globalizzazione ha reso molto più complesso il sistema delle forniture che ora coinvolge soggetti operanti in tutto il mondo, spesso in rapporti di interdipendenza difficili da decodificare.

 

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L'analisi What-if nella Business Intelligence: «Cosa accadrebbe se…»

Davide Avella,

“Che cosa succederebbe se la realtà fosse diversa?” Questa è la domanda a cui l’analisi what-if cerca di rispondere, e non si tratta di un esercizio di immaginazione ma di un valido strumento di Business Intelligence.

Di che cosa stiamo parlando? Nulla che tu non abbia già trovato fra le pagine di un libro o sul grande schermo. Esplorare mondi possibili è il pane per i denti della letteratura e del cinema, come esemplificato dal film Sliding Doors: nella pellicola che nel 1997 portò al successo l’attrice Gwyneth Paltrow, le vicende sentimentali della protagonista, Helen, ruotano con la trottola del destino. Un destino simboleggiato dalle porte di un treno della metropolitana di Londra che si chiudono troppo tardi o troppo presto, a seconda della “dimensione” dell’universo raccontato: in una Helen prende il treno, nell’altra è costretta ad aspettare la corsa successiva. E questo dettaglio determina una serie di eventi che, a cascata, arrivano a produrre esiti opposti.

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Come scegliere e misurare i giusti Business Intelligence KPI in 4 step

Davide Avella,

Tre lettere importantissime: KPI, Key Performance Indicator. Ovvero la cartina tornasole del business, uno strumento che può svelare se e quanto l’azienda è in salute. I KPI sono la premessa e le fondamenta della Business Intelligence, ossia l’insieme di quegli strumenti che riescono a leggere tra le righe dei dati e scovare preziose indicazioni strategiche, mentre la Data Visualization è la dimensione in cui tali numeri e dati di altro tipo diventano fruibili, intuitivamente, in forma visiva.

KPI, Business Intelligence e Data Visualization sono i tre strumenti necessari a pilotare le aziende verso la serenità finanziaria, il successo commerciale, la soddisfazione dei clienti, la popolarità del marchio e numerosi altri obiettivi. Già, perché gli obiettivi possono essere molteplici, riferiti all'azienda intera o alle singole divisioni, mentre i dati sono eterogenei, frammentati, a volte incompleti. Potrebbero regalare informazioni preziose, ma non sappiamo ascoltarli. Da dove si comincia?

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3 motivi per cui dovresti applicare il Machine Learning ai tuoi Big Data

Davide Avella,

Negli ultimi anni, lo sviluppo sul fronte tecnologico ha drasticamente cambiato lo scenario in cui molte aziende si trovano ad operare. Tra sensori, IoT, social media e database ci si è trovati di fronte ad un quantitativo di dati mai visto prima, tanto che Big Data (il nome attribuito a questo fenomeno) è diventato un termine di uso diffuso. Approcciarsi a una novità di così grande portata non è sempre facile, soprattutto perché i Big Data tali e quali non rappresentano la soluzione immediata a nessun tipo di problema: si tratta, insomma, di una risorsa di valore, ma che va saputa usare e analizzare per trarne un vantaggio.

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Non stai ancora utilizzando l’Intelligenza Artificiale per gestire i Big Data?

Davide Avella,

Grazie all’Internet 2.0, nel giro di appena una decade il mondo dell’informazione ha visto la nascita di connessioni sempre più intricate e veloci, che riescono a far “parlare” tra di loro i dispositivi più disparati come smartphone e orologi, oppure automobili e frigoriferi. Queste connessioni generano enormi quantità di dati, i Big Data, che non sono gestibili attraverso le sole capacità umane. Per riuscire a ricavare informazioni utili e significative da questi dati è necessario avere a disposizione le tecnologie e i processi adeguati.

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5 colossi del business che si sono evoluti grazie ai Big Data

Davide Avella,

 

Il problema non è trovarli, perché in realtà ne siamo letteralmente sommersi. Il problema, semmai, è imparare a capirli. I dati sono ovunque e non è più un mistero  che sono diventate potenze mondiali sono quelle che sono riuscite a utilizzarli a proprio vantaggio. I nomi di Google, Amazon, Apple e Facebook, per citare soltanto i più noti, dovrebbero dirti qualcosa...  Ma la consapevolezza si sta diffondendo anche tra chi non è un colosso: già tre anni fa, uno studio di Accenture evidenziava come le imprese con progetti sui Big Data in corso fossero soddisfatte dei risultati nel 92% dei casi, e come l'89% dei dirigenti considerasse i dati “molto importanti” o “estremamente importanti” per la propria azienda. In Italia, secondo l'Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence del Politecnico di Milano, lo scorso anno sono stati investiti 1,1 miliardi di euro per acquistare soluzioni di analytics dei big data, tra software, servizi e infrastrutture abilitanti (capacità di calcolo, server e storage), con un incremento del 22% rispetto al 2016.

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Le 3 ricette dell'IoT per migliorare la Big Data Analytics

Davide Avella,

Nelle ricette che utilizzano l'Internet of Things vanno a mescolarsi alcuni ingredienti oggi molto importanti: dispositivi, dati e connettività. Ma, come gli chef ben sanno, a seconda dell'origine della materia prima, dei dosaggi e delle modalità di preparazione, gli esiti delle ricette possono essere molto diversi. E chissà quante combinazioni diverse possono scaturire dagli almeno 50 miliardi di oggetti connessi che, secondo una nota stima di Cisco, si conteranno nel 2020 su scala planetaria: tecnologie da polso come gli smartwatch e i bracciali per il fitness, o domestiche come gli smart speaker e i termostati controllati da remoto, ma anche sistemi di controllo e automazione industriale, droni, robot e sensori.

Indubbiamente l'IoT sta contribuendo alla crescita tumultuosa dei Big Data, ma dove vanno a finire questi impetuosi flussi di input e informazioni? Detto banalmente: a che cosa possono servire, qual è il loro valore?

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Big Data Scientist: il timoniere che guida le aziende in acque sicure

Davide Avella,

Nell'oceano dei dati si può navigare senza paura, raggiungendo la meta desiderata o scoprendone di nuove, ma si può anche rischiare il naufragio. Perché quelli di oggi non sono semplici dati ma Big Data, masse di input eterogenei, incredibilmente più voluminose di quelle prodotte in passato e anche più complesse da interpretare. Ma c’è chi ci aiuta a restare galla: il Big Data Scientist.

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Qual è la differenza tra Big Data e Business Intelligence?

Davide Avella,

So chi sei. Dove vivi, cosa mangi, dove sei stato in vacanza e quando torni da lavoro. Cittadino della Digital Era, io ti conosco: è tutto scritto, da Te!

Oggi, di fatto, sul pianeta Terra ci sono circa 7,5 miliardi di fonti che continuano a produrre informazioni, a generare un flusso continuo e costante di dati, sempre più spesso reperibili online. Senza considerare il contributo delle fonti “inanimate”, come macchinari o sensori, che inviano senza sosta numeri e dati ai sistemi aziendali: sono questi i famosi Big Data? E cosa significa Business Intelligence? Infine, qual è la differenza tra Big Data e Business Intelligence?  Vediamo di fare un po’ di chiarezza!

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