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Gianluca Parlangeli

Gianluca Parlangeli

Esperto di in ambito Business Intelligence e Big Data Analytics, Gianluca coordina le attività di Extra Smart. È laureato in "Business Informatics" presso l’Università di Pisa.
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4 vantaggi della Open Source Business Intelligence per far risparmiare i retailer

Gianluca Parlangeli,

Quali sono le sfide tecnologiche che oggi il settore retail deve affrontare per aumentare le vendite e restare competitivo sul mercato? E come vincerle sfruttando i vantaggi dei sistemi Open Source Business Intelligence a supporto di nuove strategie aziendali più convenienti e fruttuose? Qual è l’obiettivo primario di ogni retailer se non quello di aumentare le vendite, mantenersi competitivo nella propria nicchia di mercato e abbattere i costi di gestione?

Domande retoriche certo, ma domande che spesso non trovano risposte altrettanto scontate. Perché oggi sono ancora molti i retailer che fanno ancora un’enorme fatica a tenere il passo con le sfide del settore, quelle della “nuova economia” che è sempre più digitale. Fatica a far quadrare i bilanci, a capire quali sono le tendenze di mercato da sfruttare per cogliere nuove opportunità di vendita, intercettare nuovi clienti e convertire i consumatori occasionali in clienti abituali.

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Un'immagine vale più di mille dati: usa i Data Visualization tool!

Gianluca Parlangeli,

Immagina se le migliaia di dati che hai a disposizione potessero parlarti. E non con termini incomprensibili, ma con un linguaggio chiaro e familiare. Che possa davvero aiutarti a comprendere le informazioni e a visualizzarle facilmente. Un sistema del genere, in grado di guidarti nel mare magnum dei dati, esiste davvero. E non solo: questi dati possono essere “illustrati” grazie a tecniche di visualizzazione veramente efficaci. Perché un'immagine vale più di mille parole, ma anche più di mille dati. E oggi, di dati, siamo letteralmente sommersi!

Oggi, nel lavoro di tutti i giorni le aziende hanno a disposizione un prezioso strumento, quello dei Big Data, che però non sempre riescono a sfruttare a dovere. Possono infatti contare su un insieme complesso di dati, ma proprio a causa della loro immensa quantità non sanno quanti e quali sono davvero utili al loro business. Archiviarli e averli a disposizione non basta: è necessario comprenderne il significato. Per questo serve uno strumento di Business Intelligence che sia in grado di rendere questi dati comprensibili e interpretabili, anche dai non addetti ai lavori.

 

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Monitorare il business con il cruscotto aziendale

Gianluca Parlangeli,

La parola cruscotto fa subito pensare al luogo in cui cade l’occhio mentre siamo al volante, ma all’interno delle aziende significa anche altro: è la traduzione di dashboard aziendale, un sistema di monitoraggio, controllo e comando che permette di tradurre in forma visiva la Business Intelligence.

Potenzialmente, un cruscotto si alimenta di qualsiasi informazione rappresentativa del modo in cui si muove il business, fa capire se l'azienda sia più o meno in salute, più o meno rapida, più o meno “su di giri” o bisognosa di nuova energia. Proprio come un’automobile, in effetti. E sembra quasi superfluo ricordare come di Business Intelligence oggi ci sia bisogno, più che mai: sapere è potere, in qualsiasi attività e settore di mercato, perché i dati ci aprono gli occhi e forniscono basi oggettive su cui costruire solide strategie.

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4 casi d'uso di analisi predittive realizzate grazie ai Big Data

Gianluca Parlangeli,

Cambiare significa evolvere, e saperlo fare anche in corsa vuol dire essere in grado di sopravvivere.

Nel V secolo a.C. Eraclito concentrò questo principio evolutivo in due semplici parole: "Panta Rei", ossia il divenire come naturale conseguenza dell'essere, anticipando di svariate centinaia di anni le regole della Digital Transformation.

Nella Digital Era il cambiamento assume infatti ritmi sempre più serrati e di conseguenza un’importanza ancora più marcata per le imprese che oggi sono alla ricerca di un'offerta innovativa da proporre al consumatore.

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GDPR e protezione dei dati: la Sentiment Analysis su Facebook dopo Cambridge Analytica

Gianluca Parlangeli,

 

In questo periodo abbiamo timore del GDPR come una, dieci, cento spade di Damocle sulle nostre teste. Le sanzioni che riguardano la protezione dei dati stanno spingendo le imprese ad adeguarsi alle misure richieste dal nuovo regolamento europeo: come si sta comportando un’azienda con moltissimi utenti come Facebook? Come cambia la Sentiment Analysis su questo social network, considerato che attinge a informazioni lasciate degli utenti stessi?

 

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Big Data e Sentiment Analysis: come beneficiare dei Social Big Data

Gianluca Parlangeli,

Oggi puoi comunicare ciò che pensi facendo arrivare la tua opinione a un pubblico veramente ampio. Basta una connessione internet e un account a un qualsiasi social network: e così decine di amici, centinaia di contatti, migliaia di follower possono sapere tutto quello che hai da dire.

Le aziende hanno imparato che le persone sono più naturali e tendono a mentire di meno quando parlano spontaneamente: analizzare tutta questa enorme mole di informazioni proveniente dal web può quindi risultare più efficace dei tradizionali metodi di indagine e analisi di mercato!

Ma come i Big Data e la loro analisi possono aiutare in concreto le aziende?

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Social Grader e Sentiment Analysis su Facebook: il caso Zara

Gianluca Parlangeli,

Zara è uno dei marchi più conosciuti al mondo, presente con oltre 2200 filiali in 93 Paesi.

 

Ma si sa, più un brand è conosciuto e più è sottoposto a tutti i rischi che derivano dalla notorietà: aspettative elevate da parte dei consumatori, dialoghi difficili con diversi interlocutori, ma soprattutto tanta tanta esposizione mediatica. Se consideri che i social network sono il luogo privilegiato dai consumatori per esprimere le proprie opinioni, potrai ben capire quanto possa essere importante per le aziende monitorare le discussioni online che riguardano i propri prodotti e servizi.

Abbiamo voluto realizzare una Sentiment Analysis, per comprendere il rapporto di Zara con i propri fan su Facebook. Ecco i risultati!

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