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Business Intelligence e Supply Chain: come evitare le rotture di stock

Davide Avella,

L'organizzazione non può lasciare il minimo spazio all'improvvisazione. Specialmente quando parliamo di gestione delle scorte di magazzino. In un processo produttivo e logistico servirebbero ben più di due occhi per tenere sotto controllo tutte le componenti della supply chain. E forse non basterebbero neppure quelli!

D'altronde il contesto in cui i gestori del retail si trovano a lavorare è profondamente cambiato nel giro di pochi anni. Il mercato è bombardato da dati e informazioni che arrivano da fonti molto diverse tra loro, e la globalizzazione ha reso molto più complesso il sistema delle forniture che ora coinvolge soggetti operanti in tutto il mondo, spesso in rapporti di interdipendenza difficili da decodificare.

 

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Un'immagine vale più di mille dati: usa i Data Visualization tool!

Gianluca Parlangeli,

Immagina se le migliaia di dati che hai a disposizione potessero parlarti. E non con termini incomprensibili, ma con un linguaggio chiaro e familiare. Che possa davvero aiutarti a comprendere le informazioni e a visualizzarle facilmente. Un sistema del genere, in grado di guidarti nel mare magnum dei dati, esiste davvero. E non solo: questi dati possono essere “illustrati” grazie a tecniche di visualizzazione veramente efficaci. Perché un'immagine vale più di mille parole, ma anche più di mille dati. E oggi, di dati, siamo letteralmente sommersi!

Oggi, nel lavoro di tutti i giorni le aziende hanno a disposizione un prezioso strumento, quello dei Big Data, che però non sempre riescono a sfruttare a dovere. Possono infatti contare su un insieme complesso di dati, ma proprio a causa della loro immensa quantità non sanno quanti e quali sono davvero utili al loro business. Archiviarli e averli a disposizione non basta: è necessario comprenderne il significato. Per questo serve uno strumento di Business Intelligence che sia in grado di rendere questi dati comprensibili e interpretabili, anche dai non addetti ai lavori.

 

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4 vantaggi della real-time Business Intelligence

Giuseppe Costa,

L’evoluzione tecnologica ha introdotto nella nostra vita quotidiana il concetto di “real-time”, ossia la possibilità di avere a portata di mano praticamente qualsiasi tipo di informazione, e di poterla ottenere in tempo reale: possiamo calcolare quanto serve per spostarsi da un luogo all'altro, seguire il risultato della nostra squadra del cuore, monitorare il traffico, seguire il percorso dell'oggetto che abbiamo acquistato online… gli esempi sono davvero infiniti!

Avere a disposizione tutte le informazioni di cui possiamo aver bisogno in tempo reale ha migliorato di gran lunga la nostra vita quotidiana, facendoci risparmiare tempo e soldi. Perché allora non dovremmo sfruttare questa possibilità anche sul lavoro, nella gestione dell’azienda?

 

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L'analisi What-if nella Business Intelligence: «Cosa accadrebbe se…»

Davide Avella,

“Che cosa succederebbe se la realtà fosse diversa?” Questa è la domanda a cui l’analisi what-if cerca di rispondere, e non si tratta di un esercizio di immaginazione ma di un valido strumento di Business Intelligence.

Di che cosa stiamo parlando? Nulla che tu non abbia già trovato fra le pagine di un libro o sul grande schermo. Esplorare mondi possibili è il pane per i denti della letteratura e del cinema, come esemplificato dal film Sliding Doors: nella pellicola che nel 1997 portò al successo l’attrice Gwyneth Paltrow, le vicende sentimentali della protagonista, Helen, ruotano con la trottola del destino. Un destino simboleggiato dalle porte di un treno della metropolitana di Londra che si chiudono troppo tardi o troppo presto, a seconda della “dimensione” dell’universo raccontato: in una Helen prende il treno, nell’altra è costretta ad aspettare la corsa successiva. E questo dettaglio determina una serie di eventi che, a cascata, arrivano a produrre esiti opposti.

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Monitorare il business con il cruscotto aziendale

Gianluca Parlangeli,

La parola cruscotto fa subito pensare al luogo in cui cade l’occhio mentre siamo al volante, ma all’interno delle aziende significa anche altro: è la traduzione di dashboard aziendale, un sistema di monitoraggio, controllo e comando che permette di tradurre in forma visiva la Business Intelligence.

Potenzialmente, un cruscotto si alimenta di qualsiasi informazione rappresentativa del modo in cui si muove il business, fa capire se l'azienda sia più o meno in salute, più o meno rapida, più o meno “su di giri” o bisognosa di nuova energia. Proprio come un’automobile, in effetti. E sembra quasi superfluo ricordare come di Business Intelligence oggi ci sia bisogno, più che mai: sapere è potere, in qualsiasi attività e settore di mercato, perché i dati ci aprono gli occhi e forniscono basi oggettive su cui costruire solide strategie.

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Come scegliere e misurare i giusti Business Intelligence KPI in 4 step

Davide Avella,

Tre lettere importantissime: KPI, Key Performance Indicator. Ovvero la cartina tornasole del business, uno strumento che può svelare se e quanto l’azienda è in salute. I KPI sono la premessa e le fondamenta della Business Intelligence, ossia l’insieme di quegli strumenti che riescono a leggere tra le righe dei dati e scovare preziose indicazioni strategiche, mentre la Data Visualization è la dimensione in cui tali numeri e dati di altro tipo diventano fruibili, intuitivamente, in forma visiva.

KPI, Business Intelligence e Data Visualization sono i tre strumenti necessari a pilotare le aziende verso la serenità finanziaria, il successo commerciale, la soddisfazione dei clienti, la popolarità del marchio e numerosi altri obiettivi. Già, perché gli obiettivi possono essere molteplici, riferiti all'azienda intera o alle singole divisioni, mentre i dati sono eterogenei, frammentati, a volte incompleti. Potrebbero regalare informazioni preziose, ma non sappiamo ascoltarli. Da dove si comincia?

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Che cosa è la Business Intelligence?

Giuseppe Costa,

Negli ultimi anni l'uso di strumenti di Business Intelligence è aumentato notevolmente, soprattutto grazie alla crescita dei volumi di dati a disposizione delle aziende, i cosiddetti Big Data, e dello sviluppo di nuove tecnologie nell'ambito della Business Analysis, anche su Cloud.

In realtà, ti sarai sicuramente già imbattuto in strumenti di Business Intelligence, e magari li avrai anche usati senza saperlo. Ad esempio, se ti occupi di gestire i social media della tua azienda, avrai visto che su LinkedIn puoi accedere a un’analisi delle visualizzazioni del profilo aziendale e delle interazioni con la pagina; se sei l'amministratore di una pagina Facebook, sicuramente avrai già sfruttato gli strumenti che danno la possibilità di analizzare la popolarità e l'engagement di un post.

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3 motivi per cui dovresti applicare il Machine Learning ai tuoi Big Data

Davide Avella,

Negli ultimi anni, lo sviluppo sul fronte tecnologico ha drasticamente cambiato lo scenario in cui molte aziende si trovano ad operare. Tra sensori, IoT, social media e database ci si è trovati di fronte ad un quantitativo di dati mai visto prima, tanto che Big Data (il nome attribuito a questo fenomeno) è diventato un termine di uso diffuso. Approcciarsi a una novità di così grande portata non è sempre facile, soprattutto perché i Big Data tali e quali non rappresentano la soluzione immediata a nessun tipo di problema: si tratta, insomma, di una risorsa di valore, ma che va saputa usare e analizzare per trarne un vantaggio.

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4 casi d'uso di analisi predittive realizzate grazie ai Big Data

Gianluca Parlangeli,

Cambiare significa evolvere, e saperlo fare anche in corsa vuol dire essere in grado di sopravvivere.

Nel V secolo a.C. Eraclito concentrò questo principio evolutivo in due semplici parole: "Panta Rei", ossia il divenire come naturale conseguenza dell'essere, anticipando di svariate centinaia di anni le regole della Digital Transformation.

Nella Digital Era il cambiamento assume infatti ritmi sempre più serrati e di conseguenza un’importanza ancora più marcata per le imprese che oggi sono alla ricerca di un'offerta innovativa da proporre al consumatore.

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Non stai ancora utilizzando l’Intelligenza Artificiale per gestire i Big Data?

Davide Avella,

Grazie all’Internet 2.0, nel giro di appena una decade il mondo dell’informazione ha visto la nascita di connessioni sempre più intricate e veloci, che riescono a far “parlare” tra di loro i dispositivi più disparati come smartphone e orologi, oppure automobili e frigoriferi. Queste connessioni generano enormi quantità di dati, i Big Data, che non sono gestibili attraverso le sole capacità umane. Per riuscire a ricavare informazioni utili e significative da questi dati è necessario avere a disposizione le tecnologie e i processi adeguati.

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